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Progetti a Vigevano e in Lomellina

“Viviamo in un’epoca caratterizzata da una urbanizzazione aggressiva del territorio, dell’esplosione dimensionale degli agglomerati urbani, ma non abbiamo vere città. Quelle ereditate dal passato, così ben definite nelle loro strutture fisiche come nei rapporti umani e sociali che le sottendevano, sono divorate dalle metropoli in espansione, scompaiono nelle grandi cinture urbanizzate che le assediano e che definiscono strutture sociali radicalmente diverse da quelle originarie”. (La città moderna)

L’attività di progettista di Mario Bonzanini prende avvio a Milano, come collaboratore dello studio degli architetti Sola, Vianini e Zuccoli, fino agli anni Cinquanta, quando si trasferisce a Vigevano e apre uno studio proprio. Nel 1947 collabora, nell’ambito dell’Ottava Triennale di Milano, con gli architetti Piero Bottoni e Ezio Cerutti, in un’esperienza che definirà “entusiasmante”. Nel ‘59 presenta al concorso indetto per l’ampliamento del Salone Internazionale delle Calzature di Vigevano il progetto “Orione 731” che ottiene il secondo posto. Nel ‘55, anno in cui apre uno studio di progettazione a Vigevano, Bonzanini inizia a lavorare ad alcuni progetti di case autonome per lo più di addetti all’industria calzaturiera, composte da un seminterrato adibito a laboratorio e da due piani di abitazione. La progettazione di case d’abitazione rappresenta una costante nei lunghi anni di attività, che si esplica con particolare evidenza in costruzioni come le ville Biffignandi, Gatti, Bossi, Brustia, Galbiati, Bellazzi, Panara, Negrini a Vigevano, le ville Canetta a Trecate e a Campione d’Italia, e molte altre, caratterizzate da un gioco di linee di un sobrio razionalismo e da un elegante gioco di volumi. Una semplicità di forme che è in realtà frutto di una riflessione profonda. Alla definizione dell’esterno si accompagna la cura dell’arredo, in particolare dei ferri battuti che definiscono cancelli, parapetti, inferriate di estrema raffinatezza.
Analoga cura presiede all’ideazione dell’arredo per gli stand per la Mostra Internazionale delle Calzature e per i negozi che Bonzanini va progettando dagli anni Cinquanta: il negozio di fiorista Donati, quelli di abbigliamento e calzature Modabella, Il Tracollo, Il Sultanino, Casalino, Scozzarella, Castellino, il caffè Roma, per citarne alcuni, nonché il negozio di giocattoli Petrini, tutti a Vigevano. Fra questi spicca per eleganza il negozio di calzature Clema, realizzato a Vercelli nel 1962.
A partire dagli anni Cinquanta si avvia per Vigevano il momento di massima espansione dell’industria calzaturiera e dei settori ad essa affini: in questo contesto Bonzanini progetta, tra le altre, le industrie meccaniche Cerim, Brustia e Lombardi, Falzoni, Berflex, l’impresa di costruzioni elettriche telefoniche Finaldi, il calzaturificio Moreschi di via Montello e la Stemar. La collaborazione avviata con Gianbeppe Moreschi alla fine degli Settanta comprende la ristrutturazione della villa a Gravellona Lomellina, la progettazione dei negozi di Milano, Firenze, Torino e Verona. Risale al 1960, poi, il singolare progetto di una industria calzaturiera, la Semih Tanca, a Istanbul.
La rivoluzione urbanistica che ha luogo nella Vigevano degli anni Cinquanta, in conseguenza delle trasformazioni economiche e sociali del dopoguerra, assume anche il volto dei complessi residenziali che si costruiscono in vari punti della città, dove sorgevano edifici dismessi. I complessi non occupano dunque la campagna, ma sorgono in aree già edificate, inserendosi senza traumi nel tessuto urbano. Dal ‘58 fino al nuovo secolo Mario progetta varie costruzioni, dal condominio Sant’Ambrogio, accosto alla Piazza Ducale (‘62), allo Sforza (‘68), al Parco (‘70), al Quadrifogli (‘73), al Miliar (‘73), al Meridiano (‘74), allo Stropeni (‘86), al Residence Cinque (‘94).
Alla metà degli anni Sessanta risale la collaborazione con la Diocesi di Vigevano: il restauro della facciata del Duomo nel 1965, quello dell’antica chiesa di San Giorgio nel ‘67, la costruzione della chiesa dei SS. Giovanni e Pio nel ‘68, la progettazione del nuovo battistero della Cattedrale e della casa del Vescovo nel ’69, la riforma del Presbiterio nel ’71 sono solo alcuni degli interventi realizzati, fino alla nomina di Bonzanini nella Commissione Diocesana di Arte Sacra. Nel 1971 la Diocesi di Pavia chiede a Bonzanini di progettare la chiesa di Santo Spirito, che avrebbe dovuto sorgere nel capoluogo e che non venne mai realizzata.
Altri ambiti di progettazione sono quelli relativi a tombe ed edicole funerarie e agli edifici scolastici, dal complesso di S. Stefano Ticino, agli asili di Ottobiano, Gambolò e Seregno, alla scuola media di Ozzero, all’Istituto Baratta di Voghera del 1972 e, anni prima, nel ’53, alla partecipazione al concorso per la nuova sede dell’Istituto Casale a Vigevano. Tra i molti ambiti d’interesse esplorati non mancano quelli legati al settore del divertimento, di cui resta traccia nell’ideazione degli interni e dei giardini del locale da ballo La Capannina (‘57), del Dancing Miramare a Rimini (‘66) e di alcuni ristoranti a Ticino. Alla mano di Bonzanini si deve anche l’allestimento di due importanti musei vigevanesi: il Museo della Calzatura di Palazzo Crespi (‘72) e la Quadreria dell’Ospedale (‘85). Si aggiungono, la ristrutturazione della sede della Cassa di Risparmio di Vigevano in Piazza Ducale nel ’72, il restauro dell’antico convento dei francescani di Vigevano e il suo riadattamento a sede dell’istituto musicale Costa nel ‘77, il restauro e il riuso della Torre spagnola di Ozzero a sede comunale (‘77), il piano regolatore del comune di Galliavola (‘78), la costruzione del Sacrario ai caduti della Resistenza nel 1987.
Conseguenza dell’opera di Rilievo del Centro Storico è l’elaborazione nel 1984, in collaborazione con “L’Informatore Vigevanese”, della Proposta di destinazione d’uso del Castello di Vigevano, finalizzata al recupero del complesso alla città. Il castello, immobile “nascosto”, rappresenta infatti una struttura determinate ma sempre relegata, nei diversi piani regolatori, a fumosi progetti di recupero, mai considerata prioritariamente come oggetto di analisi: “l’assunto, quindi, è quello del recupero del Castello alla città. Formula che si traduce nel farlo partecipe diretto della vita dei cittadini che si manifesta nelle forme e attività più varie, da quelle sociali a quelle economiche, a quelle culturali”.