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Scritti sull'archittetura e sull'arte

"Viviamo in un’epoca caratterizzata da una urbanizzazione aggressiva del territorio, dell’esplosione dimensionale degli agglomerati urbani, ma non abbiamo vere città. Quelle ereditate dal passato, così ben definite nelle loro strutture fisiche come nei rapporti umani e sociali che le sottendevano, sono divorate dalle metropoli in espansione, scompaiono nelle grandi cinture urbanizzate che le assediano e che definiscono strutture sociali radicalmente diverse da quelle originarie".

“L’integrità dell’individuo dipende dalle capacità di unire i vari aspetti della vita umana in un tutto coerente e creativo. E questo processo d’integrazione non è un’attività strettamente privata e individuale ma dipende dalla misura in cui la società riesce ad integrarsi nel corso della vita quotidiana. La città moderna divide questi vari aspetti della vita e li demanda, uno ad uno, ad istituzioni spersonalizzate e anonime. Il lavoro è affidato ad un gigantesco apparato produttivo del quale l’individuo è una insignificante parte. La ragione e l’intelletto (…) sono educati al fine di una sempre maggiore efficienza tecnocratica (…). Anche gli aspetti più intimi dell’esistenza, la casa, la famiglia, l’educazione, persino i mobili di casa e l’abbigliamento sono definiti dalla cultura di massa”.

“Oggi la crescita economica erode in ogni senso la natura. La città non è solo vittima dell’inquinamento del’aria e dell’acqua ma è essa stesa una grave fonte di inquinamento (…). La terra, i boschi, i fiumi, le coste sono solo risorse naturali il cui sfruttamento non richiede giustificazioni. Intanto la città continua a crescere divorando la terra. L’idea che non vi è limite alla crescita urbana fa pensare che il mondo della natura abbia un limite ecologico proprio, ma tale forse da non essere avvertito finchè il danno non sia irreparabile”. (La città moderna)

I testi raccolti in questa sezione rappresentano una scelta tra i molti che Bonzanini scrisse a testimonianza della riflessione continua sull’architettura e sull’arte che accompagnava la progettazione vera e propria. Più ancora che nelle relazioni tecniche, legate alla concretezza dell’operare, è in questi scritti che si svela l’idea dell’architettura come di un’attività politica, vale a dire inerente alla Polis, alla città antica e moderna: da una parte la crisi della città negli anni Settanta, la prefigurazione di problemi che si faranno più acuti nei decenni successivi, la cementificazione, l’esplosione delle metropoli, l’inquinamento, dall’altra la tutela del paesaggio, l’attenzione al territorio, il recupero rispettoso dell’antico, la vigilanza dei cittadini partecipi alla cura della città, avvertiti come sempre più urgenti.