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Viaggi

Un testo elaborato lungo il viaggio.Non è una cronaca degli itinerari e non possiede le connotazioni della rigorosità scientifica di un documentario.
È invece una trattazione di ciò che emerge dall’incontro dell’immaginario cresciuto nella lettura dei libri con il reale.Ne deriva una sorta di incantamento: lo stupore dell’immaginario tradotto nella concretezza.
E così il testo diventa travaso dei sentimenti, dei paesaggi, dei colori, delle pietre, delle figure e della musica silenziosa che li accompagna.
Al di là, mi auguro di riuscire, anche solo in parte, a trasmettervi per il loro tramite le idee e i sentimenti che informano i “quaderni” del viaggio.
(Nota introduttiva al film “Quaderni di viaggio. Colombia Perù Bolivia”).

Nella nota introduttiva alla proiezione del film Colombia, Perù, Bolivia. Gli Incas, che ebbe luogo a Milano alla metà degli anni Settanta, è lo spirito che informa i “Quaderni di viaggio”, appellativo con il quale Mario ha nominato le pellicole che andava realizzando durante i suoi viaggi.

La passione per la fotografia e il cinema darà luogo, a partire dalle prime esperienze di viaggio degli anni Cinquanta, a un migliaio di fotografie, a più di settecento diapositive, a una trentina di pellicole in 8 millimetri e super 8, a trentasei pellicole in 16 millimetri. Dal Festival della Gioventù di Mosca (1957) alla Sicilia (‘62), alla Spagna (1964 e ‘68), ai Paesi Bassi (‘65), a Parigi, a Londra, alla Terra Santa, a Roma, a Venezia, alla Svizzera (’66), Bonzanini costruisce per immagini il proprio percorso attraverso l’Europa. È dagli anni Settanta, tuttavia, che l’acquisto di nuove strumentazioni gli permette di affrontare le riprese con pellicole 16 millimetri: trentasei filmati, completi di testo e musica, ora tutti digitalizzati, restituiscono le immagini di paesi già noti e raggiungibili, come Egitto, Cina e India, oppure remoti, luoghi che per la prima volta si aprivano ad un turismo “colto” e che prima di allora avevano ospitato appena diplomatici o membri di missioni scientifiche. Bhutan, Ladakh, Nepal, visitati già negli anni Trenta dalle spedizioni di Giuseppe Tucci, accoglievano quarant’anni dopo, in condizioni non dissimili, i primi venuti dall’Occidente. A quel tempo, la meraviglia dell’ignoto si univa strettamente alla fatica del portare con sé, ovunque, la macchina da presa, gli strumenti di una conoscenza non scontata, anch’essa frutto di uno sforzo di comprensione che precedeva di mesi la partenza.

Il viaggio veniva infatti preparato con cura: ne è prova la ricca biblioteca, che raccoglie volumi di archeologia e di storia dell’arte, di storia delle religioni e di storia contemporanea, relativi a ciascuno dei luoghi visitati. Il risultato di tanto vaste letture è stata una conoscenza non superficiale, una comprensione della cultura, della religione, dei modi d’espressione antichi e moderni di popolazioni che hanno prodotto un immenso patrimonio d’arte, e soprattutto un rispetto profondo per gli uomini e le civiltà dai quali abbiamo ereditato un’infinita ricchezza di modi di intendere il mondo e noi stessi. Non documentari, dunque, perché invano si cercherebbero indicazioni di distanze, altitudini o latitudini, ma riflessioni che scaturiscono dall’unione tra l’idea che di quei luoghi ci si è fatti attraverso le letture e l’incontro con i luoghi stessi, che poteva o meno confermare quanto ci si attendeva. Al ritorno, l’elaborazione del testo e la scelta della musica procedevano accostati: i filmati sono infatti privi di audio originale, mancanza alla quale si è sopperito con una scelta oculata dei brani di accompagnamento.